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Shady Habash, un altro giovane morto in carcere

Il suo ultimo messaggio aveva toni pacati, ma era un grido d’aiuto che non è stato colto.  ‘Sostengono che la prigione non possa ucciderti, ma la solitudine può. Per questo ho bisogno del sostegno di ognuno di voi all’esterno affinché io sopravviva‘. In pratica ci chiedeva di non essere dimenticato”.

Shady Habash è morto in prigione, dove da 26 mesi era in custodia cautelare, ovvero aspettava che il processo contro di lui iniziasse. Non era in un carcere qualsiasi, era a Tora, un compound di 7 prigioni di diversa intensità. Tra le meno severe c’è Patrick Zaki, nelle più disumane centinaia di attivisti che sono arrivati soprattutto negli ultimi anni.

Shady Habash era un regista 24enne anti regime. Aveva fatto un videoclip del cantante più famoso di piazza Tahrir, Ramy Essam. Uno dei tanti idoli del 2011 trasformatosi in un esule dopo il golpe del 2013 da quando i tipi come lui sono stati descritti come pericolosi sovversivi. Dall’esilio, in una Svezia che accoglie soprattutto artisti, Ramy ha lavorato con Shady e Gamal Mostafa che ha scritto il testo della sua canzone. Entrambi sono finiti dietro le sbarre: troppo sovversivo dare del dattero al presidente.  

Questa la traduzione in inglese di una delle lettere scritta da Shady dal carcere lo scorso ottobre ( credits ad Ahdaf Soueif)

“Prison doesn’t kill, loneliness does. I need your support so as not to die.
For the past 2 years I’ve been trying on my own to “resist” everything that’s been happening to me so I can come out the same person you’ve always known, but I can’t go on.
(Resistance in prison means you resist your self, you protect your self and your humanity from the impact of what you see and live each day; you stop yourself going mad or slowly dying because you’ve been thrown into a room two years ago and forgotten and you’ve no idea when or how you’ll get out of it.)
So I’m still in prison, and every 45 days I appear in front of a judge and he gives me another 45 days without even looking at me or looking at the papers of the case in which everyone was released 6 months ago ..
Anyways, my next court appearance will be Tuesday November 19
I need your support and I need you to remind them that I’m still in prison and that they’ve forgotten me and that I’m dying slowly each day because I know I’m standing alone in front of everything and I know I have a lot of friends who love me and are afraid to write about me or think I’ll come out anyway without their support ..
I need you and I need your support more than ever.”

Ancora non sappiamo di preciso che cosa è successo a Shady. Da quando l’emergenza Covid tiene lontani tutti dalle carceri, quello che accade al loro interno è ancora più ignoto del solito. Quello che sappiamo è che qualche giorno prima di morire, Shady era stato trasferito in ospedale e poi era rientrato. Quando si è sentito male i suoi compagni di cella hanno gridato – cosa che in carcere non è permesso fare per questioni disciplinari – ma nessuno è intervenuto. Ora i nove giovani che erano in cella con lui hanno iniziato uno sciopero della fame.

Sfortunatamente non è il primo giovane a fare questa fine. Basta pensare alla fine di Omar Adel.

 

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