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Patrick Georges Zaki, arrestato un egiziano studente a Bologna

Fa davvero un certo effetto pensare ai nostri portici di Bologna, quelli dove siamo cresciuti … E fa effetto pensare alla nostra Università di Bologna, quella dove abbiamo studiato e dove abbiamo iniziato ad amare il Medio Oriente e l’Egitto. E fa ancora più effetto pensare a via Cartolerie 5, dove troppe volte siamo stati ad origliare gli arabisti, prendendo appunti sulle pronunce.

Fa un certo effetto pensare a tutti questi luoghi oggi … quando questi sono diventati probabilmente gli ultimi luoghi dove ha camminato da uomo libero Patrick Georges Zaki, giovane promettente ricercatore egiziano che stava frequentando proprio nella nostra Bologna …  il master GEMMA in gender studies.  Collaboratore dell’Egyptian Center for Personal Rights  e al fianco di Khaled Ali – storico avvocato difensore dei diritti umani in Egitto e in passato candidato alle presidenziali  dopo un viaggio in italia era stato arrestato, appena atterrato al Cairo-  Zaki deve aver dato fastidio per la sua voce stonata, quella con cui un anno e mezzo fa aveva dichiarato, ad esempio, che il regime egiziano limita il dissenso.

E così appena è atterrato al Cairo, per una breve vacanza dopo aver superato brillantemente un esame all’Alma Mater, è stato arrestato, picchiato – probabilmente torturato – e poi portato nel carcere di Mansoura, la città della sua famiglia. Per una decina di ore, di lui non abbiamo saputo nulla. Solo che dopo l’atterraggio non si trovava più … Poi nel giro di poche ore è diventato tutto più chiaro – forse perché banale, scontato, rodato … Quasi fosse maktub, destino … destino comune di chi non vuole rinunciare ad esercitare il suo sacrosanto diritto di opinione anche se cittadino di un regime.

Mentre sui social era già comparso l’hashtag “Patrick George fyn” (dov’è Patrick George un hashtag molto simile a quello usato per i tanti scomparsi in Egitto, anche per Giulio Regeni) lui era già tra le mani dei servizi egiziani, che dopo averlo interrogato a modo loro al Cairo lo hanno trasportato a Mansura per confermargli 15 giorni di custodia cautelare. Le presunte accuse formalizzate dalla procura sono cinque: “diffusione di false informazioni per minare la stabilità nazionale” ; “incitamento a manifestazione senza permesso” ; “tentativo di rovesciare il regime” e “uso dei social media per danneggiare la sicurezza nazionale, propaganda per i gruppi terroristici e uso della violenza”. Il tutto risalirebbe a una denuncia per dichiarazioni politiche rilasciate sul web nel 2019, querela che Patrick … ignorava.

Come da tradizione – passateci il termine – il suo nome è finito nel pentolone di un caso giudiziario molto più ampio del suo. E come da tradizione – anche qui passateci il termine – facile pensare che questi 15 giorni diventeranno 30 e poi 45 e poi e poi e poi. Un po’ come lo stato di emergenza che viene rinnovato ormai da anni, quasi in automatico appena scade.

So che un giornalista italiano non dovrebbe – deontologicamente – mettere enfasi su credo e orientamento sessuale delle persone di cui parla, ma in questo caso che ci si riferisce a un cittadino egiziano ci sembra invece opportuno sottolineare che Patrick – come ben si deduce dal suo primo nome- è un cristiano copto. Rappresenta quindi una parte (minoritaria, ma sempre più presente tra i giovani copti) di questo spaccato di società che, diversamente dalla maggioranza di copti egiziani, NON sostiene la restaurazione in corso. E Patrick era anche un difensore dei diritti LGBT, un’altra questione che infastidisce non chi è al potere in Egitto, nonostante i proclami … luterani sull’interpretazione dell’Islam.

Qui Laura Cappon raccoglie il racconto dell’avvocato.

Mentre aspettiamo di vedere che cosa accadrà, leggiamo di Farnesina, Unibo pronti a farsi sentire. Come dal primo momento ha fatto Amnesty Italia, sempre attentissima ai diritti degli egiziani. Già ieri sera in realtà Bologna si è fatta sentire, con un flash mob organizzato al volo, e ancora di più per questo di grande significato, non politico, ma sociale. Stasera ce ne sarò un altro organizzato da Amnesty Bologna. Insomma, sembra che la solidarietà internazionale in questa città non sia scomparsa come in tante altre parti del Paese e del mondo … anticorpi sani.

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