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Patrick e il corona virus

Giorni tristi, come mai prima come cittadini. Giorni di dolore nazionale. Giorni di impegno comunitario, ognuno come può. Ne soffrirà anche il blog involontariamente, fa parte dell’Italia in quarantena anche lui.

C’è una cosa che però va raccontata ora su queste pagine. Ovvero che il Corona Virus diventata anche una minaccia per Patrick Zaki. E non solo perché soffre di asma e quindi è più esposto di altri, ma anche perché la condizioni delle carceri egiziane – ancora più di altre – è una delle più fertili alla diffusione del virus. 

Proprio lunedì è stata rinviata, causa coronavirus, l’ennesima udienza che avrebbe dovuto decidere del suo destino. Mentre restiamo in attesa quindi, a causa del virus … il regime stringe la morsa.

Patrick al momento si trova nella prigione di Tora al Cairo, dove è reclusa la maggior parte delle decine di migliaia di dissidenti politici del Paese.. Il coronavirus ha fatto saltare anche qui il programma di visite parentali e nei giorni scorsi la famiglia ha soltanto potuto inviargli cibo e prodotti per la pulizia, ma senza vederlo.

Insomma l’emergenza aggiunge confusione a una situazione di per sé terribile e disumana. E chi osa farlo notare finisce lui stesso dietro le sbarre. E’ successo qualche giorno fa alla famiglia del più celebre attivista egiziano, Alaa Abdel Fattah. Le due sorelle Mona e Laila Soueif, anche loro attiviste di lunga data, e la zia Ahdaf Soueif, scrittrice di successo, sono state arrestate il 18 marzo scorso per aver organizzato una protesta per le condizioni dei detenuti fuori dall’edificio del governo nel centro del Cairo.

La domanda vera non è tanto come questo è possibile, perché tanto sappiamo che è possibile, ma come mai è possibile che nessuno reagisca, neanche le testate dove scrive Ahdaf ad esempio. Chissà se questo virus farà tornare in auge quella solidarietà internazionale di cui ormai si legge solo sui libri di scuola.

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