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Nadia Murad e Denis Mukwege, ORA Nobel per la Pace

La quotidianità di un giornalista innamorato del proprio lavoro, in un’epoca in cui questo è in crisi, è fatta di continue delusioni. Vorresti sempre fare meglio di quanto ti è possibile fare. Vorresti farlo con più calma. Vorresti farlo in modo più approfondito. Torni a casa e ti viene voglia di lavorarci ancora…in altra forma.

Poi ci sono rare giornate che regalano soddisfazioni…più private che pubbliche e condivise.
E’ stato così venerdì, quando ascoltando la proclamazione dei Nobel per la Pace, ho sentito che sono stati dati a Nadia Murad e Denis Mukwege. Due persone che ho stimato sin da quando la loro storia era snobbata dai più.

E’ per questo che li ho seguiti da vicino, incontrati e infine ho raccontato la loro storia. Qui, ad esempio, trovate l’intervista che ho fatto al dottor Mukwege nel 2014.

E qui i ricordi di alcuni dei nostri incontri.

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Per i più curiosi, anche la loro voce, parte di lavori andati in onda su Radio3 anni fa.
Quando invitammo Nadia Murad per il Festival dei Diritti Umani di Milano, era una ragazza ancora molto timida e chiusa. Fece fatica a raccontarci raccontò la sua trasformazione da superstite di violenza ad attivista.

Più diretto invece il racconto di Mukwege, che per anni non si è limitato a ricostruire le parti più intime delle donne della sua regione, ma le ha anche sostenute contro ogni stigmatizzazione sociale.

A loro due un grande grazie. E non solo perché mi hanno donato il loro prezioso tempo per fare bene il mio lavoro, ma perché conoscendoli, mi hanno dato tantissimo coraggio. La violenza…si può contrastare.

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