rap pop, underground

Ma quanto conta un premio! Di @alaa e del Sakharov

Riprendiamo un post di invisiblearabs, il blog di Paola Caridi, per commentare una notizia relativa a un personaggio egiziano che questa mattina è riuscita a trovare addirittura la prima pagina, cosa ormai rara.
La persona non è una a caso. E’ @Alaa, personaggio sul quale voi lettori sapete ormai tutto.

Notizia: Alaa Abdel Fattah è in pole position per il Premio Sakharov. Semplice intuizione, nessun bisbiglio dietro le quinte, nessuna voce di corridoio. Ma deve essere così. @alaa deve essere in pole position, tra i candidati al più importante premio europeo sui diritti umani. Perché? Perché l’attacco contro Alaa Abdel Fattah sferrato dal Giornale è durissimo.

L’accusa contro il più carismatico e importante oppositore egiziano è di essere contro gli israeliani e gli ebrei, citando dei tweet che avrebbe scritto. Che Alaa Abdel Fattah sia contro la politica condotta da Israele nei confronti dei palestinesi è cosa nota. È andato anche a Gaza, con la carovana del Palestine Literature Festival, in una delle edizioni precedenti del festival letterario organizzato da uno delle più importanti intellettuali e scrittrici egiziane, sua zia Ahdaf Soueif. Così come è cosa nota che @alaa abbia partecipato a manifestazioni al Cairo di sostegno ai palestinesi.

Legittimo, dunque, porre domande sulla candidatura, perché chi vincerà il Sakharov deve essere una persona-modello. Un uomo o una donna a cui il premio viene conferito per le sue azioni e il suo pensiero, concentrato sulla difesa dei diritti umani e civili. Fa una strana impressione, però, che il Giornale si occupi di Alaa Abdel Fattah solo in questi giorni, da quando – cioè – è stata resa nota la sua candidatura, e non invece nei mesi e negli anni precedenti, quando @alaa ha manifestato in sostegno ai palestinesi, è andato a Gaza, e avrebbe scritto i tweet. Che non si occupi di @alaa il laico, l’attivista per i diritti civili. Oppure il problema è proprio il Premio Sakharov?

Allora, perché Alaa Abdel Fattah è stato candidato al Sakharov? Per Amnesty International è un prigioniero di coscienza, perché quattro differenti regimi in Egitto lo hanno incarcerato o portato di fronte a un tribunale. Per le sue opinioni. Per la sua capacità di essere l’attivista più carismatico di piazza Tahrir. Per il suo acume politico. Per il suo essere iconico. Liberato da pochi giorni, su cauzione, dall’ennesimo periodo in carcere, @alaa era in sciopero della fame. Da un mese, assieme a decine di altri attivisti.

Deve essere considerato un uomo molto pericoloso. Ma dipende da chi. Per altri, invece, è il simbolo delle rivoluzioni inclusive, quelle che mettevano insieme i diritti di tutti e di ciascuno. Le rivoluzioni simboleggiate dalla Repubblica di Piazza Tahrir.

Noi avremmo una lunga lista di motivazioni per ricordare perchè @Alaa è tra i finalisti. Ci limitiamo a una:
sin da quando era bambino, Alaa ha messo la lotta per la democrazia davanti a tutto il resto, non facendosi illusioni, non accettando nessun compromesso e non perdendo mai lucidità, neanche quando essere rivoluzionari è diventato impopolare, e neppure dopo l’ennesima incarcerazione alla quale è seguita lo sciopero della fame.

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