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Giornalisti nel mirino, Sisi nei poster

Al Cairo è improvvisamente comparso uno schieramento di poster con la faccia del general Sisi. Lui non si è ancora canditato alla presidenza, ma la metodica affissione di poster sui ponti sembra aver già iniziato la sua campagna elettorale. Campagna che sarà … nel caso, tutta in discesa.
Intanto, Mursi ricompare nelle aule di tribunale per rispondere dei vari capi di accusa di cui è imputato. Dietro il vetro che lo separa dalla corte, l’ex raìs urla presentandosi come l’unico presidente legittimo del paese.

La notizia più preoccupante però, è quella che vede coinvolti una ventina di colleghi.

Con l’accusa di diffusione di false notizie, quattro giornalisti dell’emittente del Qatar Al-Jazeera, sono stati rinviati a giudizio in Egitto. Dopo aver sostenuto la rivoluzione del 2011, la tv dell’emiro ha dato man forte agli islamisti, schierandosi di fatto dalla parte degli slamsiti anche quando questi si trasformavano in autorità autoritarie.
Va peggio per i loro 16 colleghi egiziani che dovranno difendersi dall’accusa di appartenere, dopo la messa al bando dei Fratelli Musulmani, a un’organizzazione terroristica.

I quattro reporter stranieri – due britannici, un australiano e un olandese – sono accusati di aver informarmato il mondo esterno che in Egitto era in corso una guerra civile.

Al momento sono in carcere otto giornalisti che lavorano per la tv di Doha, 12 sono tuttora ricercati.

Al-Jazeera è da tempo nel mirino delle autorità egiziane che accusano la tv di Stato del Qatar di faziosità a favore dei Fratelli Musulmani. Non va molto meglio però alla maggioranza dei giornalisti – egiziani e stranieri – che cercano di raccontare entrambe le medaglie della storia attuale, usando magari etichette diverse da quelle di cui si servono i media statali e la maggioranza dei media privati egiziani.

Anche all’estero sembra essere arrivato il momento in cui le ambasciate seguono la stampa lcale per rispondere ad “ogni accusa”.

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