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Di Covid, carceri e Patrick Zaky

ll corona virus sfonda le porte dell’Africa proprio dall’Egitto, dove tutto è iniziato, in questo continente, con la morte di un turista tedesco. Il governo sin da subito dice che tutto sotto controllo… ma intanto costringe nei fatti alla fuga porte Ruth Michaelson, una giornalista del Guardian che cita uno studio con dati molto più alti di quelli ufficiali. Poi invia un gruppo di infermieri sulla costa Mediterranea, a Marsa Matrouh. Questi sanno che saranno lautamente pagati, ma non sanno che andranno a lavorare  in una struttura di quarantena per egiziani rimpatriati dalla Cina. Intanto muoio due pezzi grossi dell’esercito. Insomma, non si po’ più nascondere la testa sotto la sabbia e si adottano el prime misure: vengono sanificati alcuni ospedali, isolati villaggi e si impone un coprifuoco notturno,

Come in altri Paesi, cresce il malessere nelle carceri, già luoghi terribili in assenza di pandemia. I familiari dei detenuti che manifestano davanti alle prigioni chiedendo migliori condizioni vengono represse. Lo prova è quanto successo ai familiari di Alaa Abdel Fattah, uno dei più famosi attivisti egiziani. La madre, la sorella e la zia – penna anche di testate inglesi – vengono trattenute per 48 ore.

Si allarmano da Bologna i compagni di studio di Patrick Zaki, lo studente egiziano arrestato a febbraio appena atterrato al Cairo. Patrick ha l’asma ed è quindi maggiormente esposto al rischio, ma per lui ancora niente da fare. Resta in custodia cautelare – misure che in Egitto viene rinnovata anche fino a 2 anni. I capi d’accusa a carico del giovane ricercatore sono 5 e vanno dalla propaganda eversiva al presunto tentativo di rovesciare il regime. Ma il suo arresto è basato su verbali che, secondo la difesa, sarebbero falsi. L’ennesima udienza per l’eventuale rinnovo della detenzione di Zaky era prevista inizialmente per il 21 marzo, ma poi era stata anticipata di quattro giorni, prima di essere cancellata a causa del virus. Si allunga quindi ulteriormente il calvario giudiziario di questo giovane appassionato di studi di genere e diritti umani. Anche lui aveva scelto l’Europa per poter approfondire con lo studio queste questioni, linee rosse o tabù ancora difficili da trattare in Egitto. 

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